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Galeri Artist inaugura a Roma: il ponte culturale tra Istanbul e la scena artistica italiana

«Nel più ampio cerchio»: è questo il titolo scelto per l’inaugurazione della nuova sede romana di Galeri Artist. Dopo Istanbul, la galleria si sposta in via della Scrofa, nel cuore della città, con un progetto che punta a un dialogo serrato tra arte contemporanea e storia. Le opere esposte non si limitano a convivere; si intrecciano, si rispondono, creando una rete di significati che sfida lo spettatore a uscire da una visione passiva. Nessun percorso obbligato, ma uno spazio dove il visitatore è invitato a navigare tra linguaggi diversi e tempi lontani, scoprendo affinità inattese. Un debutto che ha subito catturato l’interesse di critici e appassionati, segnando un tassello importante per la scena artistica romana.

Uno spazio pensato per far dialogare le opere

La nuova sede romana di Galeri Artist nasce da un progetto dell’architetto Anna Butticci, che ha scelto un taglio minimalista e flessibile. Nel cuore della città, lo spazio evita soluzioni rigide e lascia spazio a una lettura libera delle opere. Gli ambienti si adattano facilmente a diverse esigenze espositive, senza imporre un percorso obbligato: così il visitatore può cogliere tutte le sfumature e le interazioni. Questa scelta riflette la filosofia della galleria, che punta a valorizzare il dialogo e la convivenza di stili e tempi differenti.

L’equilibrio tra apertura e definizione degli spazi è evidente, con punti di vista pensati per favorire la circolazione sia fisica che mentale. La luce, naturale e artificiale, è calibrata per esaltare le opere senza creare fastidiosi contrasti, mentre i materiali scelti valorizzano colori e superfici senza distrarre. In questo contesto, il ruolo della galleria diventa ancora più chiaro: un ponte culturale dove passato e presente si incontrano in un ambiente armonico e stimolante.

Icone e dialoghi: dal Dopoguerra all’arte di oggi

La mostra “Nel più ampio cerchio” riunisce nomi di spicco dal Dopoguerra fino alle ricerche più recenti. Tra le opere spicca il mosaico “LapsusLupus” di Luigi Ontani, che rielabora il mito della lupa capitolina rovesciandolo: il lupo diventa maschio e i bambini sono neri, un gioco che sovverte simboli e stereotipi tradizionali. Ontani presenta anche due varianti della stessa scena, una fotografia dipinta e una scultura in bronzo, mostrando come il tema possa essere declinato con materiali diversi e aprendo una riflessione sulla storia dell’arte in continuo mutamento.

Accanto a Ontani, c’è “Circle” di Sol LeWitt, un gouache che si distanzia dalle sue solite forme geometriche per abbracciare un linguaggio più pittorico, fatto di pennellate libere e colori intensi. L’opera si presenta come una rete di segni che si uniscono in una forma circolare, solida ma leggera allo stesso tempo. Questo lavoro racconta la voglia di sperimentare di LeWitt, che qui si allontana dalla rigidità geometrica per avvicinarsi a un’atmosfera più dinamica. La varietà dei linguaggi in mostra mette in luce la volontà di far dialogare storie e immaginari diversi, offrendo al pubblico una lettura ricca e stratificata.

Tra materia e simboli: Fontana e Kounellis

Nel percorso espositivo si fa notare la ceramica “Concetto spaziale” di Lucio Fontana, che rompe con l’immagine più nota dei suoi celebri tagli sulla tela. Questa scultura in ceramica bianco-nera rappresenta un aspetto meno noto ma fondamentale del lavoro di Fontana, che solo di recente ha ricevuto maggiore attenzione, come mostrano le ultime esposizioni alla Peggy Guggenheim Collection di Venezia. L’opera invita a rileggere l’apporto materico e formale dell’artista milanese, integrando la sua poetica spaziale con un approccio più scultoreo.

Non lontano si trova “Two Fish” di Jannis Kounellis, un’installazione simbolo dell’Arte Povera: una ciotola con due pesci rossi vivi e un coltello appoggiato accanto. L’opera mette in scena una tensione sottile tra vita e minaccia, usando oggetti reali come simboli carichi di significato. La concretezza degli elementi quotidiani, tipica della poetica di Kounellis, spinge lo spettatore oltre la semplice contemplazione, invitandolo a riflettere sulle contraddizioni tra natura e cultura.

Galeri Artist, ponte tra Roma e Istanbul

L’apertura romana di Galeri Artist non è solo un evento espositivo, ma una scelta strategica e culturale. I direttori Dăghan Özil e Jale Tantekin guardano oltre i confini, puntando a un dialogo vivo tra le scene artistiche di Istanbul e Roma. La galleria diventa così un crocevia dove le differenze non dividono, ma costruiscono legami significativi.

Questa visione si traduce in una programmazione che favorisce scambi e collaborazioni, con eventi che intrecciano punti di vista diversi. Il catalogo della mostra, con un saggio critico di Bruno Corà, approfondisce i temi che collegano le due realtà artistiche, mettendo in luce influenze reciproche. Roma, con la sua storia millenaria e la vitalità contemporanea, si conferma terreno ideale per un progetto che vuole esplorare il valore di un dialogo interculturale.

Redazione

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