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Broken. La forza del frammento: la mostra imperdibile tra Firenze e Washington a Palazzo Strozzi

Nel cuore di Firenze, a Palazzo Strozzi, un frammento racconta storie antiche e nuove. Pezzi rotti, apparentemente senza valore, diventano protagonisti di una mostra che sfida il tempo e lo spazio. Non si tratta solo di arte, ma di un dialogo tra culture lontane, un ponte tra passato e presente. L’autunno 2026 porterà qui un viaggio intenso, dove ogni frammento, ogni crepa, svela un mondo di significati nascosti. Firenze si prepara così a ospitare un evento capace di sorprendere e far riflettere, un appuntamento che promette di lasciare il segno.

Tra civiltà diverse: un viaggio nel tempo e nello spazio

“Broken. La forza del frammento” riunisce più di settanta opere provenienti da oltre cinquanta prestatori sparsi nel mondo. Questa varietà rende la mostra un caso unico: dall’Egitto all’America precolombiana, dall’Etruria alla Grecia, ogni oggetto racconta una storia fatta di pezzi mancanti, ma anche di trasformazioni. Non si tratta solo di chiedersi cosa è andato perso, ma di capire come il frammento sappia ancora esprimere nuovi significati, spesso diversi da quelli originali.

Tra i pezzi in mostra spiccano reperti archeologici di grande rilievo, come la mano destra colossale della statua dell’imperatore Costantino, conservata ai Musei Capitolini di Roma dal 1486 e mai uscita dall’Italia fino a oggi. C’è poi una scultura femminile a grandezza naturale ritrovata nel 2005 a Tamtoc, antica città mesoamericana, e una serie di frammenti bronzei di una delle prime statue equestri greche conosciute, provenienti dall’Agorà di Atene e mai viste fuori dalla Grecia. Questi pezzi dimostrano come il frammento non sia solo un ricordo passivo, ma un protagonista nelle storie culturali.

La mostra si distingue per il suo approccio trasversale: archeologia e contemporaneità si intrecciano senza che una faccia da sfondo all’altra. Così emerge come il frammento possa raccontare storie di civiltà diverse e diventare un ponte tra passato e presente.

La frattura che racconta: memoria e cambiamento

Il filo conduttore di “Broken” è proprio la trasformazione del senso della rottura. Non più vista solo come danno o perdita, la frattura diventa testimonianza di eventi storici, politici e sociali. Le cause delle rotture sono parte integrante della storia stessa: guerre, atti di vandalismo, iconoclastia, catastrofi naturali hanno segnato il destino delle opere.

Il percorso della mostra ripercorre momenti chiave di distruzione, dalla Riforma protestante agli effetti della Seconda guerra mondiale, mostrando come i frammenti conservino segni tangibili di quei conflitti. Diventano così veri e propri pezzi di memoria materiale, capaci di evocare un passato fatto di violenze e trasformazioni profonde. Un approccio che evita facili idealizzazioni, restituendo invece dignità e spessore storico a ciò che è stato spezzato.

Le superfici incomplete, i corpi mutilati, ricordano che la storia non scorre sempre in modo lineare. Spesso procede a colpi di rotture improvvise, che impongono nuove chiavi di lettura. La mostra sfida così la tradizionale fascinazione per la rovina, trasformandola in una riflessione seria e dettagliata sulle ragioni e le conseguenze della frammentazione.

Quando passato e contemporaneo si incontrano

Al centro della mostra c’è anche un confronto vivo tra scultura antica e arti moderne e contemporanee. In “Broken” trovano spazio nomi di peso come Auguste Rodin, Alberto Giacometti, Camille Claudel e Louise Bourgeois, insieme a artisti più recenti come Danh Vo, Huma Bhabha e Francesco Vezzoli. Ognuno di loro affronta la frammentazione in modi diversi, dal fisico al concettuale, ampliando il significato del frammento.

Le opere contemporanee non imitano il passato, ma dialogano con esso, offrendo nuove prospettive su temi come incompletezza, perdita e rinascita. Il frammento diventa così simbolo di resistenza, rielaborazione e rigenerazione culturale e artistica.

Questo incontro genera uno scambio stimolante che supera barriere temporali e geografiche, mettendo in luce un patrimonio culturale comune e un modo universale di rappresentare fragilità e trasformazione.

Palazzo Strozzi nel 2026: un anno di fermento culturale

La mostra sul frammento arriva in un anno già ricco di eventi importanti a Palazzo Strozzi. È ancora aperta la grande retrospettiva su Mark Rothko, inaugurata lo scorso 14 marzo e visitabile fino al 23 agosto 2026. Un’occasione unica per vedere opere di uno dei maestri dell’arte astratta del Novecento, con pezzi provenienti da istituzioni come il MoMA di New York, la Tate di Londra e il Centre Pompidou di Parigi.

Accanto a Rothko e “Broken”, il palinsesto prevede altre iniziative che riflettono sul rapporto tra scultura e spazio. Nel cortile del museo il collettivo SUPERFLEX presenterà “There Are Other Fish In The Sea”, un’installazione site specific, mentre “CANTO INFINITO” di Jean-Marie Appriou, realizzato per il Project Space, offrirà un’esperienza immersiva e originale. Entrambe le opere rilanciano il dialogo tra arte e ambiente, aprendo nuove strade alla sperimentazione.

Il programma del 2026 a Palazzo Strozzi conferma così una proposta culturale vivace e variegata, che mette Firenze al centro di un confronto internazionale sull’arte e sulla sua capacità di raccontare storie complesse con linguaggi innovativi.

Redazione

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