“Roma non si ferma mai.” Lo dice Umberto Vattani, diplomatico di lungo corso e profondo conoscitore della città. Basta camminare tra i vicoli, osservare il contrasto tra antichi monumenti e strutture moderne, per capire che Roma è un luogo in continuo movimento. Non è solo un museo a cielo aperto, ma una città viva, capace di trasformarsi senza perdere la sua anima. Vattani ha preso questa sfida e l’ha rilanciata: raccontare Roma non come un ricordo statico, ma come un organismo pulsante, dove storia e innovazione si intrecciano in modo sorprendente.
La carriera diplomatica di Umberto Vattani è unica. È stato il primo italiano a ricoprire due volte il ruolo di Segretario Generale del Ministero degli Affari Esteri. Ha lavorato come consigliere diplomatico per Presidenti del Consiglio del calibro di Aldo Moro, Giulio Andreotti e Romano Prodi. Ma accanto alla politica c’è sempre stata la sua passione per la cultura, che ha rivoluzionato il rapporto tra istituzioni e arte.
Negli anni Novanta, ha dato vita alla Collezione Farnesina, portando opere contemporanee negli spazi del Ministero degli Esteri e trasformandoli in un laboratorio culturale. Prima ancora che in Italia nascessero musei pubblici dedicati all’arte contemporanea, la Farnesina ha tracciato una strada nuova, spostando l’arte fuori dai canoni tradizionali e mettendo la cultura al centro della rappresentanza internazionale.
Dal 2001 guida la Venice International University, piattaforma globale di scambio scientifico e culturale tra università di tutto il mondo. È presidente della Fondazione Italia Giappone e direttore della Fondazione Italia USA, confermando il suo ruolo di mediatore culturale oltre che politico.
Roma Terzo Millennio è una mostra che racconta la trasformazione della città attraverso i secoli, con uno sguardo particolare alle novità urbanistiche e culturali recenti. Fino al 30 giugno 2026 allo Spazio WeGil, la mostra, ideata da Vattani insieme a un gruppo di curatori, vuole mostrare una Roma diversa, lontana dall’immagine stereotipata di città legata solo al suo passato glorioso.
Al centro dell’esposizione c’è il Palazzo della Farnesina, simbolo del Novecento e luogo dove l’arte contemporanea riporta Roma al presente. Il percorso si snoda lungo il Tevere, asse urbano che collega quartieri e monumenti, fino a delineare il Distretto del Contemporaneo. Qui si trovano opere di architetti come Pier Luigi Nervi, Renzo Piano e Zaha Hadid, che ridisegnano la capitale come metropoli viva e innovativa.
La mostra si divide in due parti: una prima con mappe e video per raccontare la complessità urbana, e una seconda dedicata al laboratorio culturale, dove studenti e studiosi internazionali discutono di innovazione e trasformazione della città. L’allestimento di Anna Fresa dialoga con l’architettura razionalista dello Spazio WeGil, creando una “architettura nell’architettura”. A segnare l’intera iniziativa c’è l’opera di Mimmo Paladino “Roma è una cometa.”
Per Vattani, la cultura non è un semplice ornamento della politica estera o della vita cittadina, ma una forza che modella il modo in cui capiamo il mondo e le città. La sua esperienza lo ha convinto che la cultura può rompere schemi rigidi e conflitti, portando apertura e sorpresa.
Roma non può essere vista solo come un museo a cielo aperto. Ridurre la città a un elenco di imperatori, papi e monumenti antichi toglie vitalità alla capitale. Una città che parla solo del suo passato si esclude dal presente e dal futuro, dalle sfide globali come sostenibilità, mobilità, innovazione e qualità della vita.
Vattani ricorda che Roma ha sempre saputo reinventarsi: dal Rinascimento al Barocco, fino al Novecento, un’epoca spesso trascurata ma fondamentale per capire la sua continuità innovativa. La sfida è andare oltre una storia monolitica e riconoscere l’identità complessa e stratificata di Roma.
Il Distretto del Contemporaneo è la prova concreta di questa nuova narrazione. Nato intorno alla Farnesina e alle architetture del Novecento lungo il Tevere, mette in luce un patrimonio spesso invisibile agli occhi dei romani.
Come sottolinea Vattani, senza una narrazione condivisa molte opere contemporanee restano quasi trasparenti, senza identità nella memoria collettiva. Il riconoscimento ufficiale del distretto ha aperto un dialogo che ha coinvolto anche ambiti inaspettati, come quello giudiziario, mostrando come una visione culturale forte possa integrarsi nelle diverse anime della città.
Iniziative come la mostra allo Spazio WeGil, sostenute dalla Regione Lazio, hanno reso possibile questa idea. L’impegno delle istituzioni ha aiutato a realizzare l’allestimento in uno spazio simbolico, progettato da Luigi Moretti, rafforzando il legame tra cultura e partecipazione pubblica.
La cometa è la metafora scelta per raccontare una Roma in movimento, capace di lasciare tracce luminose che uniscono tempi e luoghi diversi. La “testa” della cometa è il Distretto del Contemporaneo, cuore pulsante della vita culturale, mentre la scia segue il Tevere, collegando la città al mare e alla sua apertura storica.
L’opera di Mimmo Paladino spinge a vedere Roma non come un museo chiuso, ma come uno spazio aperto di scambi e connessioni. La cometa, con la sua scia luminosa, incarna la capacità della città di attraversare i secoli mantenendo energia e innovazione.
Vattani ricorda anche che Roma si costruisce non solo con i grandi monumenti, ma nei dettagli di ogni giorno: panchine, cortili, angoli nascosti. La città vissuta – o “camminata,” come suggerisce Antonio Spadaro – è alla base di un legame profondo e autentico, capace di rinnovare l’esperienza urbana.
Roma torna così a chiamare chi la abita con la promessa di una scoperta continua, in un movimento che non si ferma mai, ma si rinnova ad ogni passo.
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