Il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese apre il 2026 con un programma che non si limita a esporre opere, ma vuole mettere in moto un dialogo vivo tra arte, territorio e comunità. Fino al 6 aprile, la mostra di Marinella Senatore, There is so much we can learn from the sun, accoglie visitatori e residenti, offrendo un’esperienza intensa e coinvolgente. Dietro le quinte, Elsa Barbieri, direttrice e curatrice, ha già pronto un calendario fitto di eventi che rafforzano il legame profondo tra il museo e le montagne circostanti.
Fondato nel 2001 a Palazzo Rizzoli, nel cuore di Cavalese, il museo nasce dalla collezione di Giancarlo Baccoli. Tra i nomi in mostra, spiccano figure come Bruno Munari, simboli di una stagione artistica che ha segnato la seconda metà del Novecento. Da allora, il Museo ha intrecciato la tradizione artistica alpina con le sperimentazioni più attuali, dando vita a un confronto aperto tra passato e presente. Il 2026 si presenta come un anno di continuità, ma anche di nuova energia, per stimolare la partecipazione culturale e accendere nuove consapevolezze.
Dal 15 aprile al 3 maggio 2026, il museo ospiterà Performa Cavalese, un progetto dedicato alle arti performative e alla partecipazione diretta del pubblico. Per tre settimane lo spazio diventerà un luogo dinamico, animato da tre artisti trentini – Leonardo Panizza, Johannes Bosisio e Angelo Dimitri Morandini – che presenteranno installazioni e lavori temporanei di vario genere. Le opere saranno visibili dal mercoledì alla domenica, con il sabato dedicato a eventi collaterali come workshop e dibattiti.
L’idea è far diventare il museo un luogo di incontro per linguaggi diversi: video, arti digitali, scultura e ricerca concettuale. La scelta di puntare su artisti locali vuole mettere in luce le nuove tendenze del territorio, valorizzando l’identità del Trentino attraverso l’arte contemporanea. Questa prima edizione cerca di diventare un appuntamento fisso, una finestra sulla creatività della provincia e un modo per avvicinare la comunità alle pratiche artistiche più innovative.
Il sabato sarà il momento clou per coinvolgere il pubblico in confronti e laboratori, rafforzando l’idea del museo non come semplice vetrina, ma come spazio vivo e di relazione.
Dal 20 giugno al 18 ottobre 2026, il Museo di Cavalese ospiterà la mostra personale di Erik Saglia, Fly-by. Il progetto si concentra sulla griglia modernista, tema indagato dall’artista con uno sguardo attento al rapporto tra struttura e percezione visiva. Il titolo, preso in prestito dal linguaggio astronautico, indica un passaggio ravvicinato, un momento di osservazione intensa.
Saglia presenterà un percorso immersivo con opere realizzate completamente a mano, affiancate da interventi site specific pensati per dialogare con l’architettura del museo. Le opere, che combinano materiali e tecniche diverse, invitano lo spettatore a un’esperienza che mette in gioco lo spazio, la materia e la percezione.
Questa mostra, che copre tutta l’estate e parte dell’autunno, vuole esplorare i limiti e le potenzialità dello spazio museale come parte integrante dell’opera. L’approccio di Saglia è allo stesso tempo estetico e concettuale, stimolando un’interazione attiva con la complessità visiva delle sue creazioni.
Il 5 dicembre 2026 aprirà Festina Lente, mostra curata da Jacopo Dimastrogiovanni. Il progetto riporta al centro il dialogo tra arte contemporanea e patrimonio storico locale. Il punto di partenza è una pala d’altare seicentesca attribuita a Pietro Ricchi, conservata nel territorio ma poco nota negli ultimi decenni. Dimastrogiovanni propone una rilettura pittorica di quest’opera, inserendola nel suo percorso artistico che affronta temi come memoria, abbandono e responsabilità collettiva nella tutela del patrimonio.
Il lavoro si collega alla serie Iniuria dell’artista e offre uno spunto per riflettere sulla fragilità delle testimonianze storiche e sul ruolo attivo della comunità nella loro salvaguardia. Le opere di questa mostra vogliono stimolare un confronto attento e consapevole sul rapporto tra passato e presente, inteso come uno spazio di responsabilità condivisa.
La direzione artistica di Elsa Barbieri sottolinea l’importanza della dimensione locale, creando legami forti tra persone, artisti e opere che vanno oltre la durata delle mostre. Il museo si conferma così un luogo di incontro e fermento culturale, impegnato a costruire occasioni di scambio e partecipazione.
Dietro ogni mostra del 2026 c’è la volontà di far crescere un museo che non sia solo contenitore, ma un luogo capace di costruire legami duraturi tra chi vive il territorio e chi prende parte alle iniziative artistiche. Elsa Barbieri definisce questo approccio “romantico”, nel senso di guidato dalla passione e dal desiderio di far vivere il museo come un organismo vivo.
La programmazione punta su artisti italiani che cercano di far emergere una cultura radicata nel contesto locale e nazionale. Tra i protagonisti del 2026 ci sono Leonardo Panizza, Johannes Bosisio, Angelo Dimitri Morandini, Erik Saglia e Jacopo Dimastrogiovanni, tutti impegnati a tessere nuove connessioni tra opera e pubblico.
La strategia si basa sulla convinzione che gli incontri culturali creano un valore che va oltre la semplice esposizione. La comunità diventa così protagonista attiva, dando vita a un dialogo aperto che alimenta la crescita culturale collettiva. Il Museo d’Arte Contemporanea di Cavalese si conferma così uno dei centri più vivaci dell’arte contemporanea nelle Alpi.
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