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Ibrahim Mahama aggredito dalla polizia in Ghana: appello di istituzioni e arte per giustizia e verità

Sabato 21 marzo 2024, Tamale si è trasformata in teatro di un episodio che ha fatto subito il giro del mondo. Ibrahim Mahama, artista ghanese di fama internazionale, stava viaggiando in auto con la famiglia quando è stato aggredito da agenti di polizia. Traffico intenso, ora di punta: gli agenti, secondo le prime testimonianze, hanno usato la forza per farsi strada. Quella che sembrava una semplice tensione è rapidamente degenerata: il cellulare di Mahama è stato sequestrato e lui stesso è stato picchiato. Non è ancora chiaro cosa sia esattamente successo, ma l’artista ha dovuto ricevere cure ospedaliere. Ora, la vicenda ha acceso un dibattito acceso, con istituzioni culturali e autorità, dentro e fuori dal Ghana, che chiedono risposte e giustizia.

Scontro in mezzo al traffico: cosa è successo davvero a Tamale

L’episodio si è consumato in uno dei punti più trafficati di Tamale. Da quanto ricostruito finora, la polizia stava cercando di farsi largo nel traffico congestionato, senza riuscirci. Gli agenti, evidentemente frustrati, si sono scontrati con le persone a bordo dell’auto di Mahama. Quel che era iniziato come un alterco è presto degenerato: gli agenti hanno preso il cellulare dell’artista, uno strumento fondamentale per chiunque, ancora di più per una figura pubblica come lui. La situazione è precipiata in un’aggressione fisica così grave da richiedere il ricovero in ospedale.

Non ci sono ancora rapporti ufficiali chiari dalle autorità, né spiegazioni precise su cosa abbia scatenato tanta violenza. Ma il fatto che l’episodio sia avvenuto davanti a testimoni, tra cui familiari e passanti, rende difficile nascondere la verità. Questo caso a Tamale è l’ennesima spia di un problema più vasto, già segnalato più volte in Ghana: l’uso eccessivo della forza da parte della polizia, soprattutto durante i controlli o la gestione del traffico.

Le istituzioni culturali si mobilitano: richieste di giustizia e trasparenza

La violenza subita da Mahama ha fatto scattare subito reazioni forti. Il Savannah Centre for Contemporary Art di Tamale, fondato e gestito proprio da Mahama, è in prima linea nel chiedere spiegazioni e giustizia. Una lettera aperta firmata da diverse realtà del mondo artistico denuncia come la brutalità della polizia sia un problema ricorrente in Ghana e una grave violazione dei diritti umani.

Nel testo si ricorda che la polizia dovrebbe proteggere i cittadini, non reprimerli o abusarne. Il Ghana Police Service è invitato a indagare con serietà e rapidità sulle responsabilità e a rendere pubblici i risultati per garantire trasparenza. Tra i firmatari ci sono anche altri centri culturali fondati da Mahama, come Red Clay Studio e Nkrumah Volini, che a Tamale promuovono arte ed educazione.

Solidarietà è arrivata anche da Milano. Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura del Comune, ha espresso il sostegno all’artista durante la Milano Art Week, sottolineando la gravità dell’aggressione e annunciando l’assenza di Mahama all’evento per motivi di salute. Sacchi ha ribadito l’impegno della città nel difendere i diritti di chi lavora nel campo artistico a livello mondiale.

Ibrahim Mahama: l’artista che racconta il Ghana al mondo

Nato nel 1987, Ibrahim Mahama è uno degli artisti ghanesi più riconosciuti a livello internazionale. Le sue opere parlano di storia coloniale, economia globale e condizioni di lavoro, usando materiali di riciclo come i sacchi di juta che circolano nelle reti commerciali mondiali. Il suo lavoro mette in luce i legami tra il commercio globale e le eredità coloniali ancora vive nell’economia e nella società di oggi.

Negli ultimi anni ha portato la sua arte in tutto il mondo, partecipando alla Biennale di Venezia nel 2019 con il padiglione del Ghana e esponendo in musei e spazi pubblici di prestigio. Allo stesso tempo, ha investito molto nel suo paese, creando e sostenendo centri d’arte contemporanea come il Savannah Centre for Contemporary Art, che supportano artisti emergenti e promuovono la cultura locale.

Mahama è una figura di spicco nell’arte africana e globale. L’aggressione subita non è solo un attacco personale, ma una ferita simbolica per tutta la comunità artistica che chiede rispetto, diritti e libertà. La vicenda di Tamale ha così acceso un faro sulla necessità di interventi concreti per difendere la dignità di ogni individuo.

Redazione

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