A Lodi, cinquanta opere animano spazi urbani e naturali, raccontando tre decenni di ricerca artistica. Fotografie, installazioni, collage, sculture e interventi ambientali si intrecciano in un percorso dove realtà e immaginazione si confondono. Simona Uberto, nata a Savona nel 1965, ha scavato nel quotidiano per trasformarlo in un linguaggio capace di parlare di spazio, memoria e percezione. Il titolo scelto, Fatum Futura, unisce destino e futuro in un unico respiro, catturando l’essenza di un lavoro che vive nel tensione fra ciò che è stato e ciò che ancora deve accadere. Ogni opera diventa così un ponte sospeso, tra documentazione e sogno, tra passato da ricordare e futuro da immaginare.
Fin dagli anni Novanta, Uberto si è concentrata sull’ambiente urbano, catturando quei piccoli gesti che definiscono la vita di tutti i giorni. La città diventa un laboratorio di storie frammentate e incontri fugaci. Opere come Interferenze, Aggregazioni, Appartenenze e Incontri raccontano il tessuto sociale isolando figure e attimi, staccandoli dallo sfondo per restituire un ritmo visivo intenso. Il suo modo di osservare è preciso, quasi scientifico, ma non manca di poesia. La fotografia parte da uno scatto reale, ma poi attraverso ingrandimenti, ritagli e sovrapposizioni si trasforma, si dissolve, diventando un luogo dove il confine tra vero e costruito si fa sfumato. Non è più semplice documento, ma una tela su cui dipingere una visione nuova, frutto di un lavoro artistico profondo. Dietro questo metodo c’è l’interesse per come la città influenza le relazioni e le esperienze di ognuno, gettando le basi per un discorso più ampio sul rapporto tra spazio e percezione.
Negli ultimi anni il lavoro di Uberto ha allargato il campo d’azione, spostandosi verso il paesaggio naturale, ma raccontato in modi che stravolgono la realtà comune. La serie Fata Morgana segna una tappa fondamentale nella sua evoluzione. Qui il paesaggio diventa un territorio di percezioni instabili, dove ciò che vediamo è sempre in bilico tra realtà e illusione. Cieli che sembrano specchi liquidi, skyline capovolti, orizzonti che perdono la loro solidità abituale: tutto questo mette in crisi lo sguardo, costringendo a rivedere le nostre certezze visive. L’immagine non è più documento, ma strumento per esplorare illusioni e percezioni. In questa fase, Uberto unisce con rigore compositivo un immaginario onirico che disorienta e invita a riflettere sull’impatto dell’uomo sul paesaggio, sulla trasformazione dello spazio e sul continuo mutare delle nostre esperienze visive. Questa direzione conferma la coerenza di una ricerca che continua a interrogare il rapporto tra realtà e rappresentazione.
La mostra si svolge all’interno del Centro Direzionale Bipielle Arte, un edificio firmato dall’architetto Renzo Piano, da tempo punto di riferimento per eventi culturali importanti. La scelta di questa location dà valore all’esposizione, offrendo un ambiente capace di dialogare con le opere di Uberto. Il percorso porta i visitatori dalle prime fotografie sulla città fino alle visioni più recenti sul paesaggio, sottolineando la continuità di un linguaggio che interpreta lo spazio come esperienza sia mentale che sensoriale. Non solo immagini: la Fondazione Banca Popolare di Lodi ha organizzato un calendario di incontri pubblici per approfondire i temi della mostra. Tavole rotonde e dibattiti vedono protagonisti artisti, critici e operatori culturali che discutono del paesaggio nella fotografia contemporanea, delle dinamiche del mercato dell’arte e del ruolo delle istituzioni culturali. Tra gli eventi più attesi, Luoghi dell’arte, in programma il 21 marzo 2024 nella sala conferenze di Bipielle Arte, che riflette sul peso delle fondazioni e degli spazi indipendenti nel panorama artistico italiano.
A corredo della mostra è uscito il catalogo Fatum Futura, edito da Vanillaedizioni, che raccoglie testi critici e una ricca selezione di immagini. Le voci di Maria Laura Gelmini, Simona Bartolena e Giorgio Bonomi aiutano a entrare nel cuore della ricerca di Uberto, mettendo a fuoco i temi fondamentali: il rapporto tra individuo, spazio e percezione. Il volume offre una lettura approfondita della mostra e del percorso artistico che ha portato l’autrice a costruire un dialogo costante tra memoria e futuro, tra documento e immaginazione. Questo lavoro editoriale rappresenta un contributo importante per chi si interessa di fotografia contemporanea e vuole capire come l’arte possa trasformare il modo in cui guardiamo il paesaggio. La mostra e il catalogo raccontano con chiarezza la complessità di un lavoro che parte dal quotidiano per aprirsi a dimensioni simboliche e riflessive, toccando questioni chiave della cultura visiva di oggi.
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