
“Viviamo in un mare di disattenzione profonda”, dice Yuri Pattison, artista irlandese scelto per aprire un ciclo di mostre che Napoli non aveva mai visto prima. La città si prepara a ospitare un progetto coraggioso, dove l’archivio di Paul Thorel si intreccia con le opere di artisti contemporanei da tutto il mondo. Non è una semplice esposizione: è un confronto serrato tra passato e presente, tra digitale e realtà politica. Dietro tutto c’è Sara Dolfi Agostini, che ha voluto mettere in luce come la tecnologia stia rimodellando la nostra percezione e, insieme, sfidare l’idea di progresso, tanto nell’arte quanto nella società. Un viaggio critico e necessario, che parte proprio da Napoli.
Thorel e Pattison a confronto: tecnologia e realtà tra rotture e convergenze
Paul Thorel e Yuri Pattison camminano su strade parallele, entrambe interessate a ripensare il rapporto tra tecnologia e realtà. Thorel vedeva il digitale come una nuova frontiera di libertà e sperimentazione, un modo per allontanarsi dalle forme tradizionali dell’arte e dalla percezione visiva consueta. Formatosi con Carla Accardi, aveva iniziato con la pittura, ma poi ha virato verso un linguaggio più tecnologico e concettuale. Per lui, l’arte non passa più dai soliti strumenti plastici, ma diventa un intervento diretto e critico nello spazio artistico. Pattison, invece, punta l’attenzione sull’aspetto politico ed ecologico del digitale, scavando nei flussi di dati e nelle strutture invisibili che regolano la vita di tutti i giorni.
Nel loro confronto emerge una critica comune all’idea di tecnologia onnipresente e al racconto di un progresso senza fine. Entrambi sostengono che la nostra relazione con il reale va ripensata alla luce del digitale in continua evoluzione. Ma il modo in cui lo fanno è diverso: Thorel usa il digitale per rompere con il passato e le tradizioni, mentre Pattison lo impiega per mettere in luce fragilità ambientali e sociali. La mostra diventa così un terreno di scontro e dialogo tra un approccio più poetico e sperimentale e una critica più diretta e politica del digitale.
Paul Thorel: decostruire l’immagine con il digitale
Il lavoro di Thorel racconta un legame profondo e complesso con il paesaggio, che attraverso il digitale si trasforma in immagini codificate, ma non legate alla realtà fisica. Le sue opere sfuggono allo sguardo tradizionale e propongono un superamento delle avanguardie del Novecento. “Colloqui Laterali N°1” riunisce 68 immagini di mari e orizzonti, elaborate digitalmente e colorate a mano, creando una tensione tra il gesto manuale e l’automazione tecnologica.
La pittura lenta e attenta, unita a colori acidi e quasi inquietanti, sembra una resistenza al dominio totale delle tecnologie automatiche. L’opera si pone come un punto di equilibrio in cui emerge l’importanza della pratica artistica come atto di attenzione, un gesto umano e materiale che si inserisce proprio dove l’automatismo rischierebbe di annullare la soggettività. Con questo lavoro, Thorel vuole restituire al digitale uno spazio non standardizzato, pieno di esperienze sensoriali e percettive.
Yuri Pattison: la materia nascosta dei dati digitali tra ambiente e società
Al centro della ricerca di Yuri Pattison c’è la consapevolezza della materialità nascosta del mondo digitale. Anche se percepiamo il digitale come immateriale, la produzione e il traffico dei dati si appoggiano a infrastrutture concrete e consumano grandi quantità di risorse naturali. Smartphone e computer sono solo la punta dell’iceberg di un sistema globale fatto di miniere di criptovalute, archivi di dati e satelliti di sorveglianza.
Pattison trasforma questa consapevolezza in arte con lavori come “sun_set pro_vision east” e “sun_set pro_vision west” , realizzati con hardware informatico e schermi LED disposti in modo strategico. Questi schermi elaborano in tempo reale dati sull’inquinamento raccolti vicino alla Fondazione Paul Thorel e traducono l’intensità di sostanze come CO2, polveri sottili e ozono in immagini artificiali del sole. Quando l’inquinamento aumenta, il tramonto artificiale si illumina con colori vividi, mostrando in modo immediato il legame tra attività umana, digitale e ambiente.
L’opera di Pattison si muove su due piani: da una parte una critica all’insostenibilità tecnologica, dall’altra un invito a vedere il digitale come parte di un ecosistema più ampio, fatto di materia, energia e dinamiche sociali e politiche. La relazione tra tecnologia e ambiente non è più un tema astratto, ma una questione concreta e urgente da tenere d’occhio.
Il tramonto come simbolo culturale nelle opere di Pattison
L’immagine del tramonto nelle installazioni di Pattison si presta a molte interpretazioni. Tradizionalmente legato al romanticismo, il tramonto oggi assume nuovi significati nel mondo digitale. Nel linguaggio giuridico, per esempio, indica la fine programmata di un servizio o di una tecnologia, le cosiddette “clausole di tramonto”.
Con le sue opere, Pattison incrocia questi diversi livelli di lettura, creando un ciclo solare artificiale e simbolico. Questo richiamo alla caducità, ai limiti e alle trasformazioni imposte dalla tecnologia si intreccia con il linguaggio e l’estetica dei videogiochi. Pur non essendo un videogiocatore, l’artista utilizza strumenti espressivi presi dall’universo gaming, ormai diffusi anche in ambiti come architettura e finanza, dove la simulazione ha un ruolo centrale.
Così, l’opera non è solo un messaggio ambientalista o politico, ma anche un’indagine sui modi culturali con cui la società interpreta e costruisce la realtà digitale.
Partecipazione attiva e mare digitale globale: lo spettatore entra nel gioco
Le installazioni di Pattison combinano ready-made e tecnologia per trasformare in tempo reale i dati ambientali in immagini digitali. Questa dinamicità rende l’opera sempre mutevole e strettamente legata all’ambiente circostante e alla presenza del pubblico. La partecipazione diventa parte integrante del lavoro: siamo inseriti in un sistema complesso che osserviamo e allo stesso tempo alimentiamo, senza poterci sottrarre, ma agendo come attori.
La metafora del “mare digitale globale” traduce questa immersione in un ambiente sovraccarico di dati, risorse ed energia. Mari, orizzonti e flussi digitali si intrecciano in un sistema economico, ecologico e sociale interconnesso. Le immagini stratificate di Thorel dialogano con l’accumulo di dati di Pattison, offrendo una lettura articolata e a più livelli della tecnologia di oggi.
Il percorso espositivo alla Fondazione Paul Thorel di Napoli si presenta così come una riflessione concreta e complessa, che unisce arte, scienza dei dati e impegno politico, senza mai perdere il contatto con il reale e con una visione profondamente umana.



