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A Parma la Trilogia dei Poveri Cristi di Ascanio Celestini: Teatro al Parco dal 13 al 15 marzo 2026

Tre serate, tre storie che scavano nelle pieghe più nascoste della società italiana. A Parma, dal 13 al 15 marzo 2026, il Teatro al Parco – Teatro delle Briciole di Solares Fondazione delle Arti accoglie La trilogia dei poveri cristi, un progetto di Ascanio Celestini. Sono spettacoli nati in dieci anni, ma messi insieme per raccontare vite ai margini: lavoratori precari, abitanti delle periferie, volti spesso invisibili nella narrazione comune. Qui, invece, diventano protagonisti.

Vite ai margini: ironia e poesia in un parcheggio di periferia

Il cuore della trilogia batte in un luogo comune, ma carico di significato: il parcheggio di un supermercato in periferia. Da qui emergono le storie di donne e uomini segnati dalla precarietà, dalla solitudine e da una quotidianità fatta di piccole, infinite sfide. Cassiere, prostitute, senzatetto, migranti: figure che Celestini racconta con un mix di ironia, profondità morale e una vena poetica che non tradisce mai la realtà vissuta.

Il racconto si snoda tra monologhi, dialoghi corali e suggestioni sonore, arricchiti dalle musiche dal vivo di Gianluca Casadei. La colonna sonora non è semplice accompagnamento, ma parte integrante della narrazione, capace di creare un’atmosfera intima che conduce lo spettatore oltre la superficie. I personaggi prendono vita grazie al lavoro di Celestini e alle voci registrate di attori come Alba Rohrwacher, Ettore Celestini e Agata Celestini, che aggiungono un tono emotivo intenso e variegato.

Laika: tra spazio e vita quotidiana

Si parte venerdì 13 marzo con Laika, uno spettacolo che prende spunto dalla celebre cagnolina sovietica lanciata nello spazio. Ma il discorso si allarga, riflettendo sull’origine del mondo e sul senso della presenza umana nell’universo. Le storie si svolgono proprio in quel parcheggio periferico, dove si incrociano una donna anziana, lettrice, e una prostituta: due anime diverse, preparate in modi differenti alla vita. Il testo mescola filosofia e spiritualità con episodi di vita reale, scavando nella complessità dell’esistenza con sincerità e delicatezza.

La voce fuori campo di Alba Rohrwacher aggiunge profondità, sottolineando la riflessione che attraversa tutto lo spettacolo. Laika non è solo un omaggio al coraggio e al sacrificio, ma un invito a guardare dentro le dinamiche umane che si agitano in contesti marginali. Immagini poetiche e dialoghi incrociati danno vita a un’esperienza teatrale intensa, che fa dialogare passato e presente, mito e realtà.

Pueblo: il lavoro come specchio della società

Sabato 14 marzo tocca a Pueblo, il secondo capitolo della trilogia, che ruota intorno a Violetta, cassiera di supermercato. Il suo bancone diventa una finestra sul mondo, sul fluire della vita, delle speranze e delle difficoltà di chi vive ai margini della società. Attraverso i suoi occhi si dipana un ritratto intimo e dettagliato di una realtà fatta di gesti piccoli, silenziosi ma carichi di significato.

Pueblo affronta con delicatezza il tema del lavoro precario, mostrando come questo sia al centro dell’esperienza personale e sociale. La narrazione si apre alle emozioni, esplorando le fragilità nascoste dietro i ruoli più umili, spesso ignorati dai circuiti culturali tradizionali. La voce di Ettore Celestini rafforza il racconto, donandogli un tono familiare e al tempo stesso universale.

Questa parte della trilogia ci invita a dare ascolto a chi vive il lavoro e la quotidianità in territori spesso invisibili, offrendo una prospettiva critica e umana sugli effetti dei cambiamenti economici e sociali di oggi.

Rumba – L’asino e il bue del presepe: una nuova spiritualità ai margini

La chiusura arriva domenica 15 marzo con Rumba – L’asino e il bue del presepe di San Francesco. Qui Celestini si concentra sulla spiritualità contemporanea, partendo dalla figura di Francesco d’Assisi e dalla tradizione del presepe, nata otto secoli fa. Lo sguardo si sposta verso quei luoghi dove ancora oggi si ritrovano gli ideali del santo: tra senzatetto, lavoratori invisibili della logistica e chi vive ai margini delle città.

La riflessione va oltre la semplice storia, proponendo una rilettura attuale della fede e del senso di comunità, in un’epoca segnata da solitudine e disuguaglianze crescenti. La voce di Agata Celestini accompagna con delicatezza il racconto, costruendo un quadro emotivo che risveglia domande profonde sul rapporto tra società e spiritualità.

Questo spettacolo, insieme agli altri due, completa un quadro teatrale che attraversa dieci anni di scrittura e restituisce una mappa umana delle periferie, mettendo in luce storie di esclusione ma anche di resilienza e speranza.

La Trilogia dei poveri cristi è dunque un viaggio nelle pieghe della vita di tutti i giorni, carico di umanità e complessità. Un teatro che ridà dignità e voce a chi resta ai margini. Parma, a marzo 2026, diventa così teatro di un evento che racconta con forza lo stato delle nostre società, intrecciando cronaca sociale e racconto popolare in una forma originale e coinvolgente.

Redazione

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